Testimonianza di Alessandro

Carissimi amici,

ho scelto questa modalità per raggiungere un pò tutti quanti in questi anni ho incontrato, conosciuto e con i quali ho condiviso dolori, gioie e rinascite.
Questa volta sono io a scrivere per raccontarvi di questa esperienza e del passaggio che in questi tempi ho compiuto.
Come per alcuni già noto infatti, da qualche giorno non abito più presso le case della Domus Familiae Padre Daniele, ma in un appartamento non troppo lontano dal centro di Padova.
In questi anni vissuti nelle case ho sperimentato in me, negli amici attorno a me e nei
ragazzi che via via ho incontrato, di come Dio si prende cura dei suoi figli. Così anch’io, che sono figlio suo, 8 anni fa ho bussato (come tanti altri prima e dopo di me) alle porte di questa famiglia e mi sono sentito accolto, amato e guidato fino ad oggi.
Esperienze come questa non sono facili da spiegare con le parole, ma si possono solo
vivere, perché negli amici che ogni martedì sera incontro del Consiglio Operativo non ho ascoltato solo delle belle parole o delle pacche sulle spalle, ma uno sguardo di bene dell’uno verso l’altro, anche quando questo bene voleva dire fare un salto vertiginoso.
Così che questo bene non ti lega, non ti obbliga, e non ha altre finalità se non quella di aiutare ogni suo membro alla piena realizzazione di sè, ma soprattutto desidera che tutti possiamo continuare a camminare dietro a Gesù.
Dico questo perché nella mia esperienza, iniziata alla Domus Familiae Padre Daniele all’età di 26 anni, prima per un momento di prova, poi come accolto e infine come collaboratore (responsabile della casa maschile e consacrato dell’incarnazione) ho capito che dal più grande al più piccolo in questa famiglia ci accomuna di sicuro una cosa, ovvero che tutti desideriamo essere amati e guariti nelle nostre ferite. Non esiste un unico modo perché siamo uno diverso dall’altro, ma esiste un percorso per
ognuno personale, che a volte ti invita a fermarti e a restare per diventare più forte e altre volte come per me in questo caso, ti accompagna a fare un salto per imparare a vivere come ci dice Gesù :“Nel mondo ma non del Mondo”.
Questa frase che si ripete facilmente come uno slogan, in questa casa ha un valore più che simbolico, è concretezza. Perciò mi sento ancor oggi guardato con questo bene così concreto che non ha preso in considerazione il ruolo, ma la crescita della mia persona.
E allora non per un gesto istintivo o per una decisione maturata in un giorno, ho guardato a questa opportunità di vivere il mio quotidiano in luogo altro, come occasione di crescita e di scelta di quanto fino a qui vissuto.

Non sono discorsi, è vita, quella che oggi mi porta a iniziare la mia giornata riscoprendo che io sono l’unico accolto di cui oggi mi prenderò cura, perché questo vuol dire che oggi per me la Domus è qui nel mio appartamento e nelle persone che incontro, non è ne di meno ne di più, è solo ancora una volta il modo in cui Dio supera le mie aspettative e permette che questa storia continui per me e per chi lo desidera lì dove siamo chiamati.
Per questo oggi il mio stare in Domus non è più una questione di presenza fisica, anche se non mancano le occasioni, ma è ciò che scelgo nelle mie relazioni e nelle amicizie che sono sempre al mio fianco.
Insomma come spesso ci ripetiamo, non esiste un fuori o un dentro ma esiste la persona e le scelte che ogni giorno sono, siamo chiamati a fare.
Non so ancora dire cosa porterà questa esperienza, ma so che questo è per il mio bene e per la mia crescita umana, spirituale e vocazionale, per continuare a stare dietro a Gesù che supera sempre le aspettative e fa nuova ogni cosa.
In tutto questo ringrazio gli amici del Consiglio Operativo attraverso i quali ho incontrato e continuo a incontrare un Cristianesimo che si è incarnato e che desidero continuare a seguire anche da qui.
Spero di aver raggiunto quanti più possibili in questi anni ho incontrato e hanno condiviso con me e con questa compagnia, un pezzo della propria vita.

Un caro saluto
De Rossi Alessandro

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